giovedì, ottobre 05, 2006

L’ATTORE AFFAMATO (dallo spettacolo teatrale “IL DRAMMATURGIDO” – Catania 2003)

Ho fame... (Riderà correndo giocoso verso il palcoscenico) Uno che ha fame che fa, mangia. Io no. Faccio l'attore. E non mangio... non mangio perché non ho un lavoro. Ed io dico che non è vero, che il lavoro io ce l'ho: faccio l'attore. Sono un grande, uno shakespeariano. Ma che lavoro fa un attore ? Non lo so, perché mi fanno fare tutto meno che l'attore. Farabutti. Avrei potuto recitare l'Amleto. (Si concentra…) "Essenze o non essenze, questo è il dilemma:se sia più nobile soffrigger cardi a strati nell'ortaggiosa frittura o prender ami contro un mare di tonni e conservandoli mettervi limone. Dormire... morire...di fame. E nulla più. E con un sonno dire che poniamo vino alle molli cosce insapore e alle triglie precotte che hanno il formaggio nella carne. E' un consummatum da ingoiare a piene mani. Morire, dormire, forse sognare... di mangiare. (ride) Ho troppa fame per recitare l'Omlet. Però sono un grande, uno shakespeariano. Nessuno mi fa fare il mio lavoro perché dicono che sono un cane: calunniatori ! Io non sono un cane... perché dove c'è un cane c'è sempre un osso... e dove c'è un osso c'è sempre un pò di carne... ed invece ho fame. Ma non mangerò perché sono un grande, uno shakespeariano. Riccardo terzo atto primo scena prima: Ora la cernia dal pesto convinta si è fatta costata succosa sotto questo sale di York ! Il mio regno per un caciocavallo !!! Ho troppa fame...di palcoscenico...ho troppa fame di quinte...uscita in primo, secondo, terzo... frutta e contorno. Datemi una parte, datemi un copione, datemi un panino... col salame. (si siede mestamente sulla ribalta, con le gambe penzoloni, fuori dal palcoscenico) Le ultime proposte che mi hanno fatto non erano alla mia altezza, dovevo rifiutare: "L'utente da lei chiamato è momentaneamente occupato, si prega di attendere grazie...attendere grazie... attendere grazie... " Non li capisco proprio questi copioni così scarni essenziali... questo teatro moderno...ripetevo sempre la stessa battuta... Che pensavano che la dimenticassi?! E poi non c'era dialogo... tutti appena sentivano la mia battuta mi rispondevano allo stesso modo, chiudendomi il telefono in faccia. Io non rifiuto il lavoro duro... io che ho fatto per dieci anni il bancomat vivente... Due operazioni al posteriore ho dovuto fare... perché la direzione non aveva spiegato che non rilasciavo scontrini. Comunque io non rifiuto la gavetta. La mia più grande interpretazione: un cartello stradale sopra una fogna aperta: grande mimo ! E quello si che era uno sporco lavoro. Sono un grande, uno shakespeariano... Sono un fallito. La faccio finita: dovrò suicidarmi. O perlomeno cambiare mestiere. Mai. Meglio la morte. (queste ultime battute l’attore le dirà muovendosi nervosamente come se preso da un fremito strano, si sposta, cammina, si ferma… cerca la più giusta collocazione per parlare al pubblico) M'ammazzerò domani alle cinque della sera: Le cinco de la tarde... l'ora del the con i biscottini...Allora mi ammazzo domani a mezzogiorno... Mezzogiorno di fuoco ...fuoco lento mi raccomando... Ma che sto dicendo... Non m'ammazzò più. Vuol dire che accetterò l'ultima proposta di lavoro: "Ciao, sono caldo... sarò la tua brioche... mordimiiiii!!! Scusate vado a fare una modifica al copione... (va verso l’uscita, si ferma a metà strada, spalle al pubblico, poi riprende ed esce – silenzio - si sente uno sparo. Buio.)
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